Una settimana difficile in un periodo di settimane difficili.

È stata una settimana difficile in un periodo di settimane difficili. È strano: sono estremamente felice ed estremamente sconfortata, si fa per dire. Fra poco più di una settimana inizieranno i lavori di ristrutturazione nella casa nuova, il momento di iniziare concretamente a organizzare il matrimonio è ormai giunto. Fronte affari interni: a gonfie vele – se faccio momentaneamente finta di non vedere due o tre faccende di cui sono quasi pronta ad occuparmi ma di cui non mi sento molto di parlare.

E il fronte affari esteri? Molto male, ma riassumibile in una frase “non so se ce la faccio”. Inutile dire che nel marasma di pensieri che offuscano la mente (vedi inciso sopra) organizzare un piano di lettura vagamente sensato può risultare complicato – non a caso sono indietrissimo con i libri del premio e completamente arenata con l’ultimo saggio di narratologia – ed è per questo che probabilmente oltre ad essere stata una settimana difficile (forse dieci giorni – magari due settimane? – non so. A volte mi pare che il tempo e io non procediamo nella stessa direzione o, quantomeno, non alla stessa velocità) è stata anche variegata.

Ho ascoltato l’ultimo capitolo della saga del Mondo d’Inchiostro (visita la sezione Audiolibri 2022 per maggiori dettagli), un’altra saga fantasy che non ha avuto il successo che avrebbe meritato. Ci hanno fatto un film, è bruttino, ma comunque stasera mi sa che obbligo il mio groom to be a riguardarlo con me. Partendo dal fatto che trovo i libri che parlano di libri quasi sempre affascinanti (sì, lo so, lo dicono tutti, ma probabilmente perché lo sono davvero), questa saga lo è anche per molte altre ragioni. Ve ne propongo una serie sconclusionata: amore, amicizia, coraggio, avventura, magia, fate, battaglie, alberi giganti, foreste senza vie, giganti, musica, colori, fuoco e storie su storie. Storie che si intrecciano, che partono e ritornano solo per ripartire in un manda e rimanda di allusioni, non detti, un caos ordinato di cause e casualità; il potere più grande di tutti: la capacità di creare mondi alternativi attraverso la lingua, fisica e metaforica. Ho poi letto Metazoa di Peter Godfrey-Smith, un filosofo della scienza che si occupa principalmente di filosofia della biologia e di filosofia della mente. Tanta roba, che diventa tantissima grazie allo stile espositivo e al procedere del discorso. Se lo dovessi dire al bar: “c’è, mega tosto! In pratica partendo dai primi fossili ritrovati procede in una serie di ipotesi spiegate attraverso delle esperienze, fatti e fattori osservati direttamente da lui in animali ancora in vita: meduse, gamberi, spugne, polpi. Sai che di ’ste cose non ne so una cippa, ogni pagina è stata una scoperta. C’è esistono delle spugne con dentro il vetro: IL VETRO!!!”

Durante un pomeriggio-sera sconfortante al massimo, invece, ho inforcato le cuffie, cercato su Spotify Infernum, l’album di Murubutu e Claver Gold, estratto dalla libreria il relativo libro, edito da BeccoGiallo, in cui un professore spiega i rapporti fra l’album e l’opera del Sommo; mi sono lanciata sul divano e ho iniziato ad ascoltare e a leggere. Una canzone, un’esegesi. Inutile dire che, in primis, questo album e di rimbalzo questo libro – ben più materiale – è un egregio schiaffo in faccia a tutta quella fetta di intellettuali che schifa la cultura giovanile (che aggettivo da boomer, pardon, era per capirci) e che considera il rap una roba da adolescenti drogati. Un’altra cosa inutile da dire è che ovviamente mi sono divertita molto di più a leggere i canti di riferimento di ogni canzone e le spiegazioni contenute nel testo, che non l’ho ancora detto ma s’intitola Dante a tempo di rap, che a sbobinare le lezioni sull’Inferno dantesco seguite all’università. Fra l’altro, ho trovato il commento puntuale, interessante e mai noioso; credo che meriti una nota proprietaria, perché vorrei scoprire qualcosa di più su coloro che hanno creato questo progetto e studiarlo più nel dettaglio. Un giorno magari lo farò, chissà. Quello che è certo è che, se conoscessi almeno un* professor*, consiglierei di farlo leggere ai suoi alunni, perché credo che l’attualizzazione dei classici sia forse l’unico modo per non dimenticare gli insegnamenti della tradizione senza rischiare di rimanerne invischiati. Professori di tutto il mondo: aprite le porte alla musica rap!

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